Certificazione Fondone 2021: cosa succede dopo il 31 maggio

di Marco Terzi

Il fatidico 31 maggio è ormai passato, ma la certificazione del Fondone 2021 lascerà ancora importanti strascichi per gli uffici finanziari, alcuni di interesse di tutti, altri solo di una ristretta cerchia. Dei primi abbiamo già avuto modo di parlare nei giorni scorsi: rettifica degli allegati a) e a/2) in presenza di un riparto del risultato dell’esercizio 2021 diverso da quello deliberato dal consiglio comunale e loro nuovo invio a Bdap.

Ma cosa accade per quegli enti che solo ora, ad invio della certificazione avvenuto, si rendono conto di errori o di mancanze in quanto già inviato? La risposta si trova nelle ultime pagine del decreto ministeriale n. 273932/2021 di approvazione del modello di certificazione, che così dispone: “Decorso il termine perentorio del 31 maggio 2022, sarà possibile modificare i dati trasmessi e inviare una nuova certificazione entro il 31 luglio 2022 (prorogato di diritto al 1° agosto 2022)”. A questi enti, che a tutti gli effetti sono considerati tempestivi, non sarà applicata alcuna sanzione, visto che la data di trasmissione valida resta quella della prima certificazione che, ovviamente, non dovrà essere successiva al 31 maggio scorso.

Gli enti ritardatari, ovvero che non hanno inviato alcuna certificazione entro maggio, incorreranno, invece, nel pesante quadro sanzionatorio delineato dall’art. 3 del decreto: se l’invio tardivo avviene entro il 30 giugno 2022 si applicherà una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio, dei trasferimenti compensativi o del fondo di solidarietà comunale in misura pari all’80 per cento delle risorse straordinarie attribuite a titolo di Fondone 2021. Se l’invio avviene fra il 1° luglio 2022 ed il 1° agosto 2022 la riduzione è elevata al 90 per cento dell’importo delle risorse attribuite, ulteriormente elevata al 100 per gli gli enti che non trasmettano la certificazione neppure entro il 31 luglio 2022 (prorogato di diritto al 1° agosto 2022). Per tutti, l’applicazione della sanzione avverrà in tre annualità a decorrere dall’anno 2023. In caso di incapienza, trovano applicazione le consuete procedure di cui all’articolo 1, commi 128 e 129, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Queste ultime, come noto, dispongono che le somme dovute, siano trattenute all’atto del versamento dell’IMU ai comuni interessati.

Infine, a norma dell’art. 13 del decreto legge n. 4/2022, gli enti che nel corso del 2022 utilizzano le risorse Covid-19 assegnate negli anni 2020 e 2021 sono tenuti a inviare una nuova (ed ultima?) certificazione entro il termine perentorio del 31 maggio 2023. Di fatto, alla luce delle recenti norme in materia di caro-bollette elettriche e dell’ultimo chiarimento reso a tal fine dalla Ragioneria generale dello Stato con la Faq n. 49 dello scorso 1° giugno, lo saranno tutti gli enti.

© Per gentile concessione di Publika (pubblicato su EL News il 08/06/2022)

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