Certificazioni COVID-19: arrivate le segnalazioni della Ragioneria dello Stato

di Carlo Gemma e Marco Allegretti

 

Con la scadenza del 30 Settembre come ampiamente preannunciato in Agosto sono partite le comunicazioni ufficiali della ragioneria generale dello stato in merito ai controlli effettuati sulle certificazioni COVID-19 relative all’anno 2020.

In sede di definizione dei contributi da assegnare nel 2021 il ministero aveva applicato dei correttivi alle certificazioni raccolte per normalizzare i dati, specificando che tali modifiche erano esclusivamente riferite al calcolo del fondo 2021. Nella pratica erano stati definiti dei valori minimi sulla base dei dati medi delle certificazioni, che venivano applicati nello specifico:

  • alle riduzioni di stanziamento del Fondo Crediti Dubbia Esigibilità;
  • alla quantificazione delle minori spese;
  • alle variazioni dovute all’applicazione delle politiche autonome;

In quell’occasione si è poi chiarito che eventuali contestazioni alle certificazioni sarebbero state comunicate appunto entro il 30 settembre, lasciando quindi presupporre che tale verifiche avrebbero avuto presupposti o comunque analisi differenti o ulteriori integrazioni. In realtà da subito era emersa l’inconsistenza sostanziale di alcuni dei correttivi applicati, in quanto gli enti per lo stesso servizio possono avere sistemi molto eterogenei di attuazione per cui la standardizzazione proposta per FCDE o minori spese non è applicabile a priori. Nonostante contestazioni di questo tipo, comunque, avrebbero comportato per i responsabili ulteriori attività volte a dettagliare meglio i valori inseriti nel modello dimostrando la correttezza sostanziale e formale della certificazione, la situazione sembrava essere sotto controllo.

Alla resa dei conti, invece, fra le comunicazioni che stanno arrivando vi sono anche segnalazioni che entrano nel merito dei valori certificati:

  • fra le contestazioni inerenti l’applicazione delle politiche autonome, relative all’IRPEF ad esempio, viene segnalato che il valore non risulta coerente con i dati elaborati dalla ragioneria, in questo caso non si tratta di omessa o errata compilazione del modello, ma della contestazione di un importo caricato dall’ente basata però su informazioni che lo stesso non aveva a disposizione in sede di previsione di bilancio e spesso nemmeno al momento della certificazione: il decreto certificazione, per contro, parla di indicare (testualmente) l’importo stimato dall’Ente in sede di predisposizione della delibera
  • con riferimento soprattutto al titolo 2 e relativi FPV anche le spese sono state oggetto di verifiche, sempre partendo da un raffronto sulle medie di enti appartenenti allo stesso cluster si è contestato l’eccessivo importo: nel decreto certificazione, per contro, da nessuna parte viene definito un importo massimo di tali spese

Questo tipo di contestazioni preoccupano molto di più i responsabili finanziari in quanto, entrando nel merito della specifica voce, potrebbero cambiare di molto i risultati della certificazione e conseguentemente dell’avanzo da vincolare che nel frattempo potrebbe anche essere già stato speso. Sicuramente, almeno queste due (ma non si esclude possano essere anche altre), sono voci per cui si rende opportuno inviare alla RGS “ulteriori elementi utili ai fini di una valutazione” entro 30 giorni via PEC.

A complicare la situazione è la chiusura della lettera della Ragioneria: se non vengono fatte comunicazioni (come detto) entro 30 giorni dal ricevimento con ulteriori elementi utili ai fini della valutazione o non viene variato il modello entro il 30 Novembre 2021, comunque verrà utilizzato il dato come ricalcolato dalla ragioneria stessa.

 

© Per gentile concessione di Publika (pubblicato su EL News il 11/10/2021)

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