L’applicazione dell’avanzo per gli enti in disavanzo

di Luca Otelli

La legge 145/2018 ai commi 897 e 898, disciplinando i vincoli di finanza pubblica, norma l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione ponendo limiti ben precisi, ma consentendo anche agli enti che registrano un disavanzo (anche derivante dal riaccertamento straordinario dei residui) l’applicazione per un importo non superiore a quello di cui alla lettera A) del prospetto riguardante il risultato di amministrazione al 31 dicembre dell’esercizio precedente, al netto della quota  minima obbligatoria accantonata per il fondo crediti di dubbia esigibilità e del fondo anticipazione di liquidità, incrementato dell’importo del disavanzo da recuperare iscritto nel primo esercizio del bilancio di previsione.

A tal fine, riporta testualmente il comma 897, nelle more dell’approvazione del rendiconto dell’esercizio precedente, si fa riferimento al prospetto riguardante il risultato di amministrazione presunto allegato al bilancio di previsione. In caso di esercizio provvisorio si fa riferimento al prospetto di verifica del risultato di amministrazione effettuata sulla base dei dati di preconsuntivo. Rimangono escluse dai limiti del comma 897 come del comma 898 le quote di avanzo derivanti da entrate con vincolo di destinazione finalizzato all’estinzione anticipata dei mutui, riguardante esclusivamente la quota capitale del debito.

Prosegue poi il comma 898 specificando che, nel caso in cui l’importo della lettera A) del prospetto di cui al comma 897 risulti negativo o inferiore alla quota minima obbligatoria accantonata nel risultato di amministrazione per il fondo crediti di dubbia esigibilità e al fondo anticipazione di liquidità, gli enti possono applicare al bilancio di previsione la quota vincolata, accantonata e destinata del risultato di amministrazione per un importo non superiore a quello del disavanzo da recuperare iscritto nel primo esercizio del bilancio di previsione. Gli enti in ritardo nell’approvazione dei propri rendiconti non possono però applicare al bilancio di previsione le quote vincolate, accantonate e destinate del risultato di amministrazione fino all’avvenuta approvazione.

A tale regola generale sono però applicabili deroghe specifiche tali da consentire una maggiore flessibilità:

  • il comma 823 dell’articolo unico della legge 178/2020 (modificato dall’articolo 56 del Dl 73/2021) esclude dai limiti imposti agli enti in disavanzo le risorse del fondo per il finanziamento delle funzioni fondamentali assegnate nel 2020 per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19;
  • l’articolo 15, comma 3, del Dl 77/2021, in merito all’utilizzo dei fondi erogati per l’attuazione del PNRR e PNC, esclude dai limiti tali risorse, che possono essere applicate al bilancio di previsione 2022/24, annualità 2022, secondo le modalità definite dal vigente ordinamento finanziario e contabile degli enti locali (vedi anche articolo del 27/04/2022).
  • l’articolo 13 del DL 4/2022 (decreto Sostegni-ter) stabilisce che sono escluse dal limite generale le quote di avanzo di amministrazione derivanti da entrate con vincolo di destinazione finalizzato all’estinzione anticipata dei mutui, riguardante esclusivamente la quota capitale del debito (come anche sottolineato nei commi sopra citati della legge 145/2018).

© Per gentile concessione di Publika (pubblicato su EL News il 04/05/2022)

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